Chiesa S.Pietro e Paolo

Il progetto è relativo al recupero della facciata della Chiesa di S.Pietro e Paolo e della fonte battesimale antistante l’oratorio, situato in via S. Marco a Siena.
La Chiesa, opera di interesse artistico, storico e archeologico, sorge nella zona ovest del centro storico, nota come “Terzo di Città”.
L’oratorio sorse nel Seicento come nuova chiesa delle Monache Agostiniane di S. Paolo, che a partire dal 1361 si insediarono in un convento posto sul lato orientale della strada delle Sperandie.
Le religiose, desiderose di avere un’ubicazione più centrale all’interno del rione, commissionarono la Chiesa di S. Paolo al miglior architetto senese del periodo, Flaminio del Turco che progettò il nuovo oratorio al livello di via S. Marco. Il nuovo oratorio non sostituì quindi il precedente, ma sorse in un’area libera a nord del Convento. La pianta, ideata da Flaminio del Turco, fu elevata al livello di via S. Marco, permettendo in tal modo che l’accesso, tramite un ponte cavalcavia, avesse luogo dalla strada principale del rione.
La costruzione della Chiesa ebbe inizio nel 1614 e dopo 32 anni, con la realizzazione della cupola nel 1645, i lavori furono portati a termine.
La chiesa di S. Paolo presenta una pianta cruciforme, uno schema sorto nel manierismo e molto utilizzato nel periodo barocco. A Siena esistono soltanto due esempi simili a questo, anch’essi appartenenti al Terzo di Città: S. Sebastiano dei Tessitori nella Contrada della Selva e S. Giuseppe dei Legnaioli dell’Onda.
Le tre chiese sono accumunate dalla particolare ubicazione: ognuna infatti sorge a mezza costa di una ripida scarpata, affacciandosi sulle colline coltivate a orti, caratteristiche della zona senese. Questo spiega l’utilizzo dello schema a croce greca, in quanto la struttura centralizzata garantisce un appoggio più sicuro nelle fondazioni degli edifici da erigere su terreni in pendenza.
I bracci della croce si saldano al tiburio ottagonale sul quale si imposta la cupola ad ombrello di sezione parabolica. Il vano d’ingresso e quello opposto, voltati a vela, sono più profondi di quelli, voltati a crociera, su base “aurea” del transetto. La pianta risulta quindi una croce greca allungata, schema tipico del primo barocco romano.
Alla Chiesa si accede dal pronao, prospiciente la piazzetta con la fontanina, che si eleva sul cavalcavia ad arco di via delle Sperandie e ideato come una loggia interamente intonacata, dentro la quale si apre il portone della chiesa.
Le pareti del pronao riprendono il sistema della facciata, segnata da una grande apertura a tutto sesto nella parte inferiore e da una finestra corniciata, tamponata per metà, in quella soprastante. Mentre però le pareti del pronao sono superfici intonacate spartite da membrature laterizie, la facciata è costituita da rivestimento in laterizio, macchiettato dal bianco del travertino dei capitelli e degli zoccoli delle paraste, bicromia tipica della tradizione chiesastica del ‘500 e ‘600.
La facciata della Chiesa, larga 7,5m e alta il doppio, presenta uno schema a due ordini sovrapposti ed è scandita in tre assi da coppie di paraste complanari ravvicinate ai lati.
L’ordine inferiore è caratterizzato da un’ampia apertura centrale con arco emielittico, affiancata da coppie di paraste toscaniche con contro lesene, separate da stretti vuoti che corrono dalla linea d’imposta dell’arco fino a terra. Il cornicione che corona l’ordine inferiore della facciata è continuo e coperto da tegole. L’ordine superiore, invece, presenta al centro una finestra rettangolare contornata da una cornice, affiancata da coppie di paraste joniche, ed è coronato da un cornicione, le cui estremità, maggiormente aggettanti, sostengono due fasce di pietra rialzate da piedistalli. Il frontone triangolare contiene al centro un medaglione in marmo bianco e sul vertice spicca un trimonte con la croce.
Lo stato di conservazione della facciata della Chiesa di S.Paolo ha richiesto interventi di recupero e consolidamento per fessurazioni presenti negli elementi che compongono il fronte.
L’intervento ha messo in sicurezza i frammenti in cui erano suddivisi i laterizi, integrato le lacune (dovute alla disgregazione, erosione, alveolizzazione del materiale) e, allo stesso tempo, e predisposto la protezione dell’apparecchio dagli agenti atmosferici.
L’operazione, sia di consolidamento che di protezione, è stata estesa anche alle più piccole lesioni e fratture del mattone.
L’intervento ha riguardato anche il recupero della fonte battesimale in travertino, situata nel piazzale antistante la Chiesa, restituendo i caratteri originali all’opera.